L’uscita di scena

Sono state scritte milioni di righe e tantissime parole sono state spese durante l’ultimo anno dopo la notizia che ha cambiato un pò la nostra percezione sulla vita di un ristorante: Elbulli chiude, Elbulli non sarà più un ristorante, Elbulli diventerà nel 2014 una fondazione basata sullo sharing di idee e concetti applicati all’alta cucina, istantaneo perchè sarà raggiungibile da tutti su internet e cambierà pelle a livello esterno: diventerà una struttura ecosostenibile studiata per raccogliere l’energia  che fornisce la riserva naturale di cap de creus.

Oggi Elbulli celebra il suo ultimo servizio circondato da un cataclisma mediatico.

-Ci sarà un prima e un dopo Elbulli?

Ho vissuto il mio anno a Elbulli a 360 gradi, penso che in assoluto sia stata l’esperienza che più mi ha marcato a livello emotivo, sensoriale e celebrale.

Elbulli per quanto mi riguarda non è mai stato un ristorante, o meglio io non l’ho visto come tale.

Albert Adrià, che considero personalmente una delle menti più creative del pianeta , un giorno mi disse con voce decisa:

“Devi osservare una mela come se fosse la prima volta che vedi una mela in tutta la tua vita! Non smetterai mai di conoscere un ingrediente fino a che non lo avrai utilizzato in almeno 100 modi diversi!”

Questo per me è lo spirito che ha portato Elbulli diventare la bussola per milioni di cuochi ed artisti in tutto il mondo, alzare il baricentro, guardare più in là e scavare la superficie insistendo.

Oggi Elbulli chiude come una leggenda, finisce con un bellissimo lieto fine una favola che non si ripeterà mai più nella storia della gastronomia.

Tutti Abbiamo un Bulli dentro; chi ci ha lavorato, chi ci  ha mangiato, chi ha collaborato, chi ha vissuto tutto questo vortice.

Oggi più che mai, con queste umili righe , risveglio il bulli che è in me, e con tantissima nostalgia ricordo uno per uno tutti i momenti di questa esperienza irripetibile.

Grazie:

Ferran-Albert-Juli-Oriol-Eduard-Mateu-Albert R.-Marc-Eugeni-Eduard B.-

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Colors

/_ Mark Rothko- Yellow and gold.

/ I colori influenzano? Posso usare un dipinto come base estetica? Posso lavorare a un dessert pensando a un pittore espressionista?

/ Colors Inspire.

Come un rodeo.

 

Marcel Proust : “La saggezza è un punto di vista sulle cose”.

 

Oggi si discute sempre di più sul significato della “cucina creativa” , però non sempre con la giusta cognizione.

 

Per tanti cuochi la cucina creativa si sviluppa sullo stravolgimento totale dei piatti della tradizione, in realtà , per quanto mi riguarda, ho capito che la cucina creativa o nuova cucina o come vogliate chiamarla voi, quando si  è realizzata, ha rispettato le radici culturali di qualsiasi piatto abbia interpretato.

 

Penso che “rivisitare” non significhi stravolgere. In altri campi culturali, con lo stesso verbo si indica un modo di fare le cose con competenza, con diversi principi, Infatti rivisitare Mozart non significa esattamente strapazzarne l’opera.

 

Ogni disciplina e ogni lavoro usa gli strumenti e i materiali che sono adatti, Ma l’essenza dell’uomo è per l’appunto praticare arte in qualsiasi forma possibile, o meglio , offire emozioni in forma poetica.

 

Tutti abbiamo delle necessità interiori, sono quelle che non riusciamo a misurare o a contenere, ma crescono poco a poco e ci portano all’inevitabile punto in cui dobbiamo creare, trasformare e mai arrendersi alle dinamiche dell’evoluzione, sempre bisognosa di spostamenti e di cambi.

 

L’arte è il prodotto della provocazione, non come trasgressione, ma che ha come risultato la reazione dell’utente, che non può non sottrarsi alla conduzione in stati d’animo diversi e coinvolgenti.

 

E’ un movimento che entra ed esce, che riesce a cristallizzare una semplice idea e la lascia crescere e maturare fino a che non diventa un prodotto finito.

 

I grandi geni del nostro tempo erano scultori, architetti, musicisti e in nella città in cui vivo(Firenze) mi abbatto con le loro opere quotidianamente, per fortuna o forse per sfortuna, ogni giorno c’è da pensare, non a come o al perché possano aver creato dei simili capolavori, ma al semplice fatto che nel loro momento, nulla o poco gli fu riconosciuto.

 

Il genio per essere tale deve essere riconosciuto, ma appunto non accade di frequente, spesso il riconoscimento avviene quando uno è postumo, o addirittura gli viene negato, perché crea vari sentimenti negativi e contrastati.

 

Io, ovviamente, non mi reputo né un genio e neanche un artista, racconto il mio punto di vista, e per me, in assoluto, il principale riconoscimento viene da dentro, da me stesso, perché penso semplicemente che sia il più difficile da conquistare, ma soprattutto perché per crescere bisogna avere senso critico ed esigenza, perché penso che con la conoscenza della tecnica, la cultura gastronomica e con un po’ di esperienza si possano fare cose irrealizzabili.

 

Ma la tecnica è solo lo strumento per andare oltre, prima bisogna ascoltare il prodotto e la materia da soli, e poi bisogna trasmetterlo agli altri.

 

Attaccare e sorprendere, innamorare con disciplina, costruire col gusto una percezione che non ha referenze.

 

I tempi cambiano per tutti, qualche anno fa non mi passava nenache per la testa di rendere pubbliche le mie idee o i miei pensieri semplicemente perché mi sentivo troppo chiuso o pensavo che nessuno potesse capire che la pasticceria, ovvero l’arte effimera, può essere analizzata sotto tantissimi aspetti che non vengono percepiti dal cliente mentre degusta.

 

A breve posterò alcune foto di alcuni dolci che stiamo servendo all’enoteca, ve li spiegherò, sperando che vi piacciano.

 

Nel frattempo, dopo aver appreso che questo blog da marzo 2010 ad oggi ha registrato più di 5300 entrate, vorrei davvero ringraziarvi di cuore.

 

 

 

Post scritto ascoltando: Philip Selway- Familial(2010)