Nero nero.

“La ganache deriverebbe il suo nome da un errore di manipolazione: un apprendista aveva versato per errore del latte bollente nel cioccolato e il suo maestro lo apostrofò ganache (in francese maldestro). Il composto, invece di essere inutilizzabile, si rivelò delizioso e così si chiamò come il suo inventore”.

Qualche giorno fa, parlando con Kohei, il nostro sous chef di pasticceria all’enoteca, abbiamo avuto l’idea di fare un cioccolatino con una ganache di sesamo nero tostato da incorporare al nostro vassoio di bon bon.
Siamo partiti dall’idea di voler fare una ganache che potesse incorporare sia il gusto di caramello che quello di sesamo nero tostato, quindi la base è un caramello di zucchero e glucosio decotto con panna(toffee) che poi viene emulsionato con del cioccolato al latte 37% e una piccola quantità di cioccolato fondente 70%, aggiungendo poi il pralinè di sesamo nero tostato.
Abbiamo bilanciato questa ganghe in modo che potesse incorporare 2 sapori e che potesse mantenere la giusta viscosità e consistenza, proprio per evitare che cristallizzi in modo errato.
Tecnicamente la ganache è una emulsione di panna e cioccolato in parti uguali, noi abbiamo provato questa ganache con un metodo diverso: Caramello+panna+cioccolato+pralinè di sesamo creando una doppia emulsione di grassi che viene poi stabilizzata con del burro di cacao in polvere.
Il risultato è soddisfacente e non esclude altre ganache create con la stessa tecnica.
Per quanto riguarda la forma, abbiamo scelto questo stampo abbastanza retrò, utilizzando una polvere di sesamo tostato sul fondo dello stampo per creare un bel contrasto tra la camicia di cioccolato bianco e il ripieno nero del cioccolatino.
Post scritto ascoltando:
Tool- Undertow

Le prime volte: 2

Qui la seconda parte degli appunti dell’intervento, foto di Francesca Brambilla:

 

CHIUDERE IL CERCHIO:

 

 

Il lavoro che abbiamo svolto sul pane e cioccolato si divide in 3 parti:

 

-CONCETTUALITA’

-MEMORIA

-TECNICA

 

-CONCETTUALITA’ :

 

A livello territoriale questo è un dessert mediterraneo, una zona dove la luminosità si esprime al massimo, e si traduce in olio d’oliva di altissima qualità, monocultivar toscano dai profumi intensissimi.

IL pane rappresenta a pietra angolare della nostra civiltà, Ha un posto fondamentale nella tradizione mediterranea come componente primaria dell’alimentazione, al punto che il termine stesso può diventare sinonimo di cibo o di nutrimento, non necessariamente fisico. Nella cucina più antica si usava il termine cumpanaticum (companatico) per indicare ogni preparazione che poteva accompagnarsi al pane, sottolineando il suo ruolo fondamentale.

Cioccolato come sinonimo di golosità assoluta, ma nel nostro caso anche di ricerca perché ne scegliamo un determinato tipo (70%) per lavorarlo al servizio dell’olio d’oliva, per non alterarne il gusto finale e per far denotare anche altre sfumature nascoste nel dessert.

 

-MEMORIA:

La memoria conserva le sensazioni ed è relazionata al piacere, la memoria gustativa e olfattiva sono la chiave nel campo delle emozioni nella cucina, i ricordi appunto, conservati in un cassettino dove ci sono i momenti più belli.

La relazione tra coscienza  e stato emozionale è il punto di partenza che si vuole utilizzare per strutturare i nostri piatti,in questo caso Il pane e cioccolato rappresenta il ricordo infantile di ognuno di noi, tutti da piccoli e da grandi ci identifichiamo in questo classico del mangiare quotidiano, simbolo della golosità.

 

 

-TECNICA:

Questo dessert contiene tutti gli ingredienti sparsi in quasi tutte le elaborazioni.

 

-Il cioccolato diventerà una scaglia, che noi ricostruiamo attraverso uno stampo di silicone alimentare,che rappresenta una scaglia di cioccolato, sarà ripiena di una crema liquida di cioccolato e da congelata verrà bagnata in un bagno di cioccolato con burro di cacao

-IL pane sarà rappresentato da un biscotto molto mordido alla panna, che rimane di un colore bianco e che rappresenterà la nostra mollica di pane tagliata.

Inoltre una fetta di pane toscano impregnata nell’olio e poi tostata in forno rappresenterà la parte croccante e toscana del dessert.

-L’olio sarà presente in 2 consistenze: la cremosa che otteniamo attraverso l’uso di un monoglicerido; derivato della glicerina e degli acidi grassi, che viene utilizzato come emulsionante solubile nei grassi, è il nome che si dà a un composto formato sia da monogliceridi che digliceridi.

Riusciamo ad ottenere una crema che è composta da olio al 100% e che ha un gusto pieno e rotondo.

Inoltre sarà presente a crudo, appunto rappresentando l’olio che viene prodotto specialmente per l’enoteca da questi piccoli produttori toscani.

-Crema montata di cioccolato e olio d’oliva  e sale rappresenta la parte più complementare per il dessert che comprende appunto tutti gli ingredienti.

-Biscotto al cioccolato e sale dà appunto la croccantezza e la parte minerale al piatto.

 

OLIO D’OLIVA:

 

Usiamo un monocultivar maurino di una piccolissima azienda agricola di Greve in Chianti:

 

Varità usata come pianta impollinatrice, resiste benissimo alle basse temperature, adattandosi bene anche nelle più fredde colline toscane. Produce un olio profumatissimo e molto floreale che lo distingue dalle altre varietà:

Il profumo è caratterizzato da intense note aromatiche di oliva fresca ed erbe, con note intense di foglia di carciofo, al gusto si esprime con note piccanti piacevoli nel finale.

 

Questo olio è stato selezionato dal sig Pinchiorri solo per il ns ristorante, ed è un omaggio al grande lavoro di un piccolo produttore.

 

LA CHIUSURA DEL CERCHIO:

 

Il nostro cerchio formato da diversi punti: Concettualità, memoria, tecnica e passione per la materia viene chiuso dal cliente. Vero interlocutore emozionale.

 

COME CREIAMO:

 

Metodologia e ispirazione:

La creatività per noi: risultato di dedicazione, duro lavoro e studio.

Il processo creativo romantico per il quale l’artista si addormenta e si sveglia nel cuore della notte con la sua nuova brillante idea non ci appartiene.

La metodologia dell’accoppiamento dei gusti e degli ingredienti sono la chiave.

La stagione ci spinge nella costruzione di un nuovo menu, se possiamo applicare una nuova tecnica a un prodotto nuovo, il piatto va subito nel menu, ma l’impazienza del nuovo può crearci dei problemi , l’approccio che abbiamo rimane una equazione molto semplice; ingredienti più manipolazione= piatto finito.

 

Le prime volte : 1

Vorrei condividere con voi l’esperienza che ho avuto la fortuna di vivere a identità golose qualche giorno fa.

Di seguito ho trascritto tutti gli appunti che mi ero preparato per la lezione con foto del primo piatto che abbiamo presentato.

Ancora una volta ne approfitto per ringraziare tutti coloro che mi sono stati vicino e tutta l’organizzazione del congresso che è stata impeccabile.

Foto di Francesca Brambilla

ARMONIA DEGLI INGREDIENTI:

 

-Tutto ciò che mettiamo nel piatto deve esprimere il massimo del gusto e la massima personalità.

 

Il bergamotto, un agrume, utilizziamo una varietà proveniente dalla calabria.

Perché utilizziamo il bergamotto verde:

 

-Alto contenuto di acido citrico

-Alto contenuto di olii essenziali derivati dalla buccia, fiori e rametti giovani.

 

Il bergamotto verde è immaturo data la sua scarsa esposizione al sole, viene raccolto prima e viene utilizzato per canditura ed estrazione degli olii essenziali.

-Proprio per le sue proprietà aromatico-gustative utilizziamo questo tipo di bergamotto, l’aromaterapia è una parte fondamentale in questo piatto.

 

Trattiamo il bergamotto verde in questo piatto Attraverso:

-La canditura della buccia

-La spremitura del succo per farlo diventare una granita e una base per una meringa ghiacciata e fondente:

1- La granita : L’espressione del gusto; utilizziamo i fogli di gelatina per permettere alla granita di mantenere una temperatura più alta, ed aumentare la gradevolezza al palato.

-L’infusione dei fiori e delle foglie a freddo e sottovuoto nel miele d’acacia per ottenere un miele dal profumo speciale.

 

-La vaniglia tahiti con il cioccolato bianco sotto forma di cremoso e di frollino, per dare untuosità, finezza.

- La mandorla di noto senza buccia e il burro noisette in un financier, per dare corposità e aromi e gusto tostato.

-La gelatina di miele d’acacia e la sua riduzione al bergamotto(fiori,buccia) per  la persistenza dolce, profumata e caramellata.

-Bastoni di meringa classica di zucchero per contrastare l’acidità della meringa ghiacciata.

 

ESTETICA e VISIONE PERSONALE:

 

-Astratta.

 

-Gli  artisti dell’astrattismo negavano la rappresentazione della realtà per esaltare i propri sentimenti attraverso le forme, le linee ed i colori.

Abbiamo voluto centrare il bianco come immagine  di  purezza, dando forme irregolari a un dessert che è stato concepito per scomporre non solo un frutto ( simbolo di una tradizione contadina) ma tutti i profumi e gli aromi che lo compongono, accostandoli con ingredienti che lo completano.

Niente come l’arancione.

Cachi-Carote-cereali.

Gli elementi di questo piatto includono:

-Meringa leggera di succo di carota

-Biscotto di carote

-Cachi freschi a lamelle

-Crema di yogurt di capra ai cereali caramellati

-Sorbetto  di cachi

-Riduzione di succo di carota

-Succo di cachi

 

Chi parla di significato dei colori e di cromoterapia non ha torto:

L’arancione combina l’energia del rosso con la felicità del giallo.

E io aggiungerei evviva l’astrattismo.

 

Post scritto ascoltando: The dear hunter / deny it all.

 

 

 

Guardare attorno.

Questa settimana l’ho passata in compagnia di grandi colleghi ed amici, persone umili che hanno creato qualcosa di meraviglioso.
Grazie Joan, Jordi e Josep.

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Domani si torna a casa.

Uno in più

Ieri mattina guardavo e rileggevo tutti i documenti e le ricette dell’anno appena trascorso e mi sono reso conto che è stato fatto un lavoro incredibile.

Proprio un anno fa, il 4 gennaio 2011,  ho iniziato la mia esperienza lavorativa all’enoteca, e personalmente devo dire che tutto mi sarei aspettato, tranne di ritrovarmi un anno dopo con un bagaglio annuale che supera le 70 elaborazioni tra dessert , pane, cioccolato.

La fiducia dimostratami sin dal primo momento da Italo e Riccardo e dal sig.PInchiorri e sig.ra Feolde è stata la scintilla che ha fatto in modo che i miei limiti potessero solo annullarsi per far posto all’immaginazione, ma non solo; un grande merito va soprattutto alla squadra che mi supporta e “sopporta” la mia isteria creativa quotidiana, Kohei, Miranda e Leonardo, loro sono le mani e la testa di un progetto che un anno fa mi sembrava una montagna da scalare.

Un anno fa, ho voluto iniziare questa nuova fase da una pagina bianca sulla mia scrivania, una pagina che ha un significato: la totale divisione con ciò che prima era stato fatto e la voglia di voler scrivere  una nuova pagina personale e professionale per me e per i ragazzi che lavorano con me, tutto da scrivere e tutto da cancellare; tutto da guadagnare, nei momenti belli e in quelli brutti.

Quella pagina non è neanche a metà.

Lo dico perché il mio percorso e quello di chi mi accompagna è ancora lungo, difficile e avventuroso, e anche se quello appena trascorso è stato forse l’anno più “ricco” Creativamente parlando, penso che ci sia ancora tanto da dimostrare e da fare, perché  non ho ancora fatto niente, perché non abbiamo fatto niente e perché c’è da lavorare duro per superarsi e fare meglio, sempre meglio di ciò che si è fatto.

La soddisfazione è grande quando gli ospiti dell’enoteca Pinchiorri escono dalla porta felici, è per loro che lavoriamo duro, ed è per loro che continueremo a ricercare, scovare e provare nuove sensazioni da poter trasmettere, perché in fondo, noi siamo solo dei messaggeri di emozioni.

“Sii creativo, gli uomini imparano a volare solo quando smettono di imitare gli uccelli” Paulo Coelho.

1/1

“L’immaginazione è l’aquilone che vola più in alto di tutto e tutti” L.B.

Tantissimi auguri di un prospero 2012 con le persone più vicine a voi.

Ricarica

L’ultima lista di mise en place prima delle vacanze natalizie.
Torneremo il 28 dicembre pronti e ricaricati.

Ne approfitto per fare gli auguri di un felice natale a tutti voi lettori che ci avete accompagnato questo viaggio fino ad ora.

Ancora buone feste natalizie da passare in felicita’ con i vostri cari.

Luca

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Fichi e gelato?

-Fichi al porto

-Gelato bianco alla vaniglia

-Pan di spezie

-Succo di vino rosso

Penso che mantenere gli ingredienti in purezza sia fondamentale, negli ultimi tempi stiamo creando piatti con pochi ingredienti, ma tante declinazioni tecniche e preparazioni degli stessi.

In questo caso il gelato bianco alla vaniglia è un esempio : mi ha sempre intrigato l’idea di poter fare un gelato alla vaniglia che possa mantenere un colore bianco, puro,  ma sopratutto di creare un gelato senza tuorli ma che mantenesse lo stesso livello di cremosità di un gelato con tuorli d’uovo.

Quindi abbiamo iniziato ad utilizzare la vaniglia come anticongelante naturale su una base di latte, panna, destrosio, zucchero e zuccchero invertito. La cosa interessante  è che non abbiamo utilizzato nessun tipo di stabilizzante per gelato, ma abbiamo inserito una percentuale più alta di vaniglia proprio per usarla come stabilizzante naturale, ma anche per potenziarne il sapore.

Lasciando riposare la base del gelato 24 ore in frigorifero prima di passarla in gelatiera ha aiutato appunto la densità e la corposità del prodotto finale.

Questo dessert è rimasto in carta per soli 2 mesi, perché i fichi neri sono perfetti solo in un certo periodo dell’anno.

Semplicità e ricerca portano sempre ottimi risultati.


Il mango

Mango/Zenzero/Cioccolato bianco/Olio d’oliva

Gli elementi di questo piatto :

-Mango Caramellato a freddo

-Gelato allo zenzero fresco

-Cioccolato bianco aereo

-Madeleine all’olio d’oliva

-Crema all’olio d’oliva

-Zenzero candito

-Gel fluido di mango

A cosa serve la tecnica? A cosa serve concettualizzare ?

Non ho una risposta certa a questa domanda, personalmente posso dire che a volte ce l’ho e a volte no.

La tecnica la vedo come un azione manuale, concettualizzare è una azione mentale quindi si può dire che la tecnica è direttamente relazionata al cervello e al pensiero culinario di tutti noi.

Senza il cervello non c’è tecnica.

La mia risposta(Ne avrei altre però..): Manipolare ingredienti o abbinamenti da noi conosciuti in consistenze o forme totalmente diverse può farci emozionare.

Post scritto ascoltando: Fleet foxes- Helplessness blues.

 

 

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